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15

Lug

2009

Presentato a Roma Una voce poco fa
Presentato a Roma, alla Sala della Mercede della Camera dei Deputati, il libro Una voce poco fa  (edito da Marsilio)
di Stefano Rolando, introdotto anche da una storica (Simona Colarizi) e un giornalista (Enrico Mentana)
 
Si ritorna a parlare di politica e di questione nazionale
a proposito del PSI di Craxi
 
Stefania Craxi e Walter Veltroni: confronto aperto sulla relazione tra gli anni ottanta e la fallita ricomposizione della sinistra italiana
 
Roma, 14 luglio 2009 – Una voce poco fa (Politica, comunicazione e media nella vicenda del Partito Socialista Italiano dal 1976 al 1994), edito da Marsilio è l’analisi che Stefano Rolando (professore alla facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università IULM di Milano e a metà degli anni ottanta direttore generale dell’informazione del governo presieduto da Bettino Craxi) ha scritto, accompagnando il testo da oltre trenta testimonianze (concluse da un’ampia intervista a Francesco Cossiga) realizzato per iniziativa della Fondazione Craxi che oggi, nella gremita Sala della Mercede della Camera dei Deputati, ha altresì promosso la prima presentazione.
E’ stata la stessa Stefania Craxi, presidente della Fondazione e attualmente sottosegretario agli Esteri, ad introdurre la tavola rotonda, moderata da Andrea Spiri, proponendo una rilettura del lungo periodo storico analizzato dal libro come il cuore di un processo di modernizzazione del paese e del sistema politico italiano frenato dai conflitti generati dal Pci e dalla Dc e poi stravolto dalle resistenze ad accettare il cambio di egemonia che quel periodo aveva concretamente prodotto. Simona Colarizi, professore di storia contemporanea alla Sapienza, ha inquadrato le vicende nelle discontinuità prodotte dagli anni ottanta segnalando l’errore della politica italiana – e soprattutto della sinistra – di non aver colto fino in fondo la portata dall’anno 1989 per una ricomposizione immediata in senso europeo e riformista della parte più propositiva dello schieramento politico, cosa che avrebbe cambiato il corso futuro degli eventi. Enrico Mentana ha concordato con l’autore del libro sul fatto che il PSI fu prima di tutto fenomeno politico e di conseguenza di comunicazione a cominciare dal modello di partito – agile e costruito sull’interpretazione del cambiamento della società italiana – che Craxi già alla fine degli anni ’70 realizzò modificando il rapporto tra politica e paese che la sinistra italiana esprimeva da mezzo secolo. Walter Veltroni ha introdotto il suo apprezzamento nei confronti dell’onestà di approccio al complesso intreccio di eventi che il libro propone e ha anche condiviso la tesi sul ruolo di modernizzazione che Craxi ha avuto, con particolari meriti nella politica estera e con la capacità di rompere lo schema di una democrazia bloccata che assegnava alla Dc l’ineluttabilità di governare e al Pci l’ineluttabilità di stare all’opposizione. Ha osservato che anche il Pci esprimeva in realtà un suo cambiamento e che lo stesso Berlinguer era consapevole del ruolo che la sinistra avrebbe dovuto avere nello schieramento internazionale arrivando a dire esplicitamente che era meglio l’ombrello della Nato. Vero che i partiti della sinistra persero un’occasione e fecero errori, tra cui quello di Craxi attorno al referendum dell’inizio degli ani ’90. Stefano Rolando ha ringraziato i relatori e il pubblico (tra cui presenti gli stretti collaboratori di Craxi a Palazzo Chigi Antonio Ghirelli e Gennaro Acquaviva) ricordando alcuni episodi – non riferiti in questo libro – del rapporto tra Craxi e la libertà dell’informazione e segnalando l’importanza del confronto avviato per tornare a parlare legittimamente di un segmento di storia italiana che è stato avvolto nel sonno della memoria. Stefania Craxi ha in conclusione infatti rilanciato il dibattito esprimendo apprezzamento per alcuni riconoscimenti fatti da Veltroni ma anche disaccordo attorno a presunti errori, su cui una chiarificazione sarà possibile quando lo sforzo fatto da Craxi (segnatamente con l’ingresso del partito erede del Pci nell’Internazionale socialista) per ricomporre una moderna sinistra italiana sarà letto da tutti con piena legittimazione.